La fontana delle Tartarughe e la sua leggenda

La fontana delle Tartarughe e la sua leggenda
Dopo il gelo di questi giorni finalmente una giornata piacevole e ideale per fare una bella passeggiata in centro e per andare a scoprire altre meraviglie, artistiche e non solo. Oggi oltre che ad accompagnarvi alla scoperta di una delle più aggraziate fontane di Roma, vi porterò anche tra forni e pasticcerie del Ghetto perché, diciamolo francamente, non si vive di sola arte…Questo quartiere è al dir poco affascinante e ricco di storia. Quando voglio stare un po’ sola per fatti miei vengo sempre qui, non solo perché ogni palazzo trasuda di storia e archeologia ma perché ha un’aria misteriosa: è incastrato quasi per incanto tra alcune delle strade più trafficate di Roma e basta girare l’angolo per trovarsi in un piccolo paesino dove tutti si conoscono e dove la gente si incontra in piazza. Ma della magia che questo rione suscita in me parlerò un’altra volta. Oggi vi voglio far assaporare solo alcune delle sue bellezze. Dopo essermi preparata come sempre prendo la mia macchina e la mia piccola Lilly, che in questi giorni di freddo polare non ne ha voluto sapere di uscire di casa ed ha messo il naso fuori solo per il minimo indispensabile. Da Via Aterno, cuore del quartiere Coppedè, dove abito ormai da 10 anni, mi dirigo nei pressi del teatro di Marcello, parcheggio e proseguo a piedi verso via De’ Funari arrivando dopo qualche minuto in Piazza Mattei la cui centro sorge la Fontana delle tartarughe.
Oggi voglio farvi conoscere questa fontana ricca dì leggende. Fu realizzata su disegno di Giacomo Della Porta tra il 1581 e il 1584, mentre Taddeo Landini realizzò i quattro giovani uomini che sospingono nella vasca superiore altrettante tartarughe. I giovani sono posti su quattro conchiglie di marmo africano, i cui piedi poggiano su altrettanti delfini di bronzo mentre con le mani avrebbero dovuto sostenere altri quattro delfini, che non furono mai esegui. Solo nel 1658 vi furono collocate, al loro posto, quattro tartarughe, probabilmente realizzate da Gian Lorenzo Bernini o da Andrea Sacchi durante un lavoro di restauro voluto dal papa Alessandro VII. Per quasi un secolo è stata chiamata la fontana dei delfini. Possiamo dire che è una fontana molto animalesca, e malgrado i quattro esili giovani nudi siano la presenza più forte con il loro movimento danzante, resta impressa per le quattro tartarughe che si arrampicano faticosamente verso la seconda vasca aiutate dalle mani degli efebi. È giocosa, stravagante e come vi ho detto ricca di leggende . Secondo alcuni era stata fatta per essere collocata nel ghetto, davanti al mercato del pesce, ma i potenti Mattei, una famiglia di duchi mercanti che controllavano il commercio sul Tevere, non resistettero ad avere tanta bellezza sotto le proprie finestre e ottennero che fosse sistemata nella loro piazzetta in cambio di un contributo alle spese di pavimentazione e di manutenzione . Un’altra storia racconta che la fontana fu costruita in una sola notte per il desiderio di un duca scavezzacollo. Questo giovane, che abitava nel palazzo di Giacomo Mattei, aveva perso una fortuna al gioco e rischiava di vedere sfumare il suo matrimonio. Infatti, quando il futuro suocero lo seppe, gli mandò a dire che il matrimonio con la figlia non ci sarebbe mai stato. Il duca, furente per l’insulto, volle far capire al futuro suocero che, anche senza soldi, restava sempre un potente e nobile signore romano, capace di ottenere quel che voleva. Così una sera decise di dare un ricevimento che durò sino all’alba, lasso di tempo occorrente per far realizzare una splendida fontana dinanzi al palazzo e il mattino seguente fece affacciare il futuro suocero e la sua amata da una finestra dalla quale potessero godere la vista del capolavoro, dicendo: “Ecco cosa è capace di fare in poche ore uno squattrinato Mattei!” In questo modo riebbe la mano della ragazza, ma in memoria di quel giorno straordinario ordinò di murare la finestra del palazzo, come oggi appare., perché mai più nessuno potesse guardare la fontana magica da quell’angolazione. Molto probabilmente in una sola notte furono aggiunte solo le quattro tartarughe ma erano così belle e simili al vero da far crollare, sotto l’effetto dell’ammirazione, quel padre prudente e deciderlo a consegnare la figlia nelle mani di un uomo tanto estroso. E c’è un’aggiunta alla storiella, per conciliare la data della leggenda con quella della costruzione della fontana; questa sarebbe stata realizzata effettivamente negli ultimi anni del cinquecento, ma per il giardino privato di un palazzo principesco rimanendo sconosciuta. Il duca si sarebbe limitato a chiederla in prestito al nobile amico, finché il trasferimento provvisorio divenne misteriosamente definitivo.
Le tartarughe sono state rubate diverse volte: la prima nel 1906 ma poi recuperate così come nel 1944 e infine, nel 1981, ne fu rubata una sola che fino ad oggi non è stata recuperata. Da allora, al loro posto sono state messe delle copie mentre gli originali sono conservati nei musei capitolini. Dopo aver osservato questa stravagante fontana, vi porto alla scoperta di alcune pasticcerie del ghetto. Da piazza Mattei prendo via della Reginella e arrivo in via del Portico d’Ottavia. La nostra prima tappa è da Boccione, dove nessuna insegna mette in evidenza questo minuscolo forno, noto non con il suo nome, ma come “Forno del Ghetto” In effetti non c’è n’è bisogno. Se vi capita di venire da queste parti la domenica, a segnalarvelo basta la lunga fila che si srotola composta fuori dalla porta e l’intenso profumo che prende il naso e fa crescere l’acquolina in bocca. La famiglia Boccione custodisce gelosamente ricette tramandate da generazioni e sforna ogni giorno dolci tipici della pasticceria ebraico-romanesca, realizzati nel rispetto della tradizione dolciaria kosher. Alcune delle loro golosità sono ad esempio la torta ricotta e visciole affiancata dalla golosa variante al cioccolato. Ci sono diversi forni e pasticcerie dove poter trovare questo dolce tipicamente romano ma, per anzianità, qualità e collocazione, la prima scelta ricade su Boccione.
La dolce offerta di questa pasticceria è ampia tra cornetti, bombe, kranz e veneziane extra-large, i tozzetti alla cannella che quando sono dentro il forno emanano un profumino accattivante, i ginetti e poi il tortolicchio, la treccia e la pizza dolce, quasi tutti a base di miele e frutta secca, secondo la migliore tradizione dolciaria romana. Non trovate sempre tutto perché alcuni dolci sono realizzati in occasione delle festività ebraiche, ma non mancherà mai qualcosa di gustoso.
Un’altra pasticceri,a o meglio biscotteria, dove voglio portarvi è il Mondo di Laura. Questo posto, è pieno di sapori, profumi e dolcezze e si trova anch’esso su via del Portico d’Ottavia che si può definire una vera e propria strada del gusto, vista l’altissima concentrazione di posticini golosi. Il biscottificio è nato dalla mente di Laura Raccah ed ha aperto nel 2009. Dalla sua fantasia sono nati biscotti, che è possibile comprare sfusi o in deliziose scatole: Giuly Cookie, Miss Cioccolatissima, Candy Spice, Raggi di sole, Coccola-mi, Green Lady, Teddy Berry…
Sono, per fortuna mia, tutti privi di latte e derivati, certificati come kosher e realizzati con le migliori materie prime. In questo paradiso ci sono anche deliziose crostate, torte varie ma anche tazze, teiere, cucchiaini e tutto ciò che, insieme ai dolci di Laura, può rendere allegra una merenda, un tè, una pausa o qualsiasi momento della giornata.
Sempre sulla stessa strada, all’ombra del Portico d’Ottavia sorge “La DolceRoma” che, pur omaggiando, nel nome la capitale, dedica la sua produzione alla pasticceria austriaca e statunitense. L’offerta è degna di una pasticceria viennese e i suoi dolci americani continuano a distinguersi: muffins al mirtillo o al cioccolato sono grandi e soffici e il cheesecake è delizioso, così come i brownies con le noci pecan, i morbidi chocolatechip cookies o l’apple pie in crosta senza uova. Come specialità austriache, si incomincia con i mohnbeugel, i cornetti viennesi, gli originali, ai semi di papavero con miele e poca uvetta, e si continua con i mussbeugel, cornetti tondi con impasto di noci e nocciole e un pizzico di cannella, per finire ovviamente con la regina della casa, la Sacher.

 

      

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