Il tempio di Marte in Circolo e e filetti di baccalà

IL TEMPIO DI MARTE IN CIRCO E I FILETTI DI BACCALÀ 
Ciao come va? Oggi è sabato e mi va di uscire e di andare in centro, proprio nel cuore della “movida” romana. Chiedo al mio amico Walter se ha voglia di accompagnarmi a Campo de’ Fiori, luogo che poi non raggiungeremo mai. Questa sera la mia Lilly non può venire perché, nelle strade adiacenti a Campo de’ Fiori, c’è troppa confusione durante le ore serali quindi preferisco, a malincuore, lasciarla a casa. Puntualissimo Walter mi viene a prendere con la sua macchina con cui ci dirigiamo alla volta del centro e la lasciamo nei pressi del teatro di Marcello.  Così per giungere a Campo de Fiori prendiamo via De’ Funari e chiacchierando arriviamo in via Arenula, nelle cui vicinanze si trova il luogo dove un tempo sorgeva il tempio di Marte in Campo. Gli propongo, quindi, se vuole vederlo. All’inizio lui sembra contrariato ma poi accetta di buon grado. Prima di andare lì , decidiamo di prenotare, per la cena, un tavolo in un pub dove non andremo mai perché ad un certo punto della nostra passeggiata incominceremo a sentire l’odore che proviene dalla cucina di Marcello Cortesi.
Così chiacchierando del lavoro e di quello che abbiamo fatto durante la giornata arriviamo a destinazione. La piazza si trova tra via di San Salvatore in Campo e via degli Specchi. Gli inizio a raccontare che nei sotterranei di queste strade si possono ancora vedere alcune testimonianze del tempio di Marte in Circo.
Sotto i nostri piedi si nasconde, in realtà, un vero e proprio tesoro archeologico.
In età romana qui c’era il Circo Flaminio. Questa zona durante i secoli divenne teatro di una vera e propria competizione tra i viri triumphales spinti da un’ideologia trionfalistica. Gli edifici templari assunsero, pertanto, un notevole ruolo come simboli della preminenza politica e sociale. Il primo studioso a segnalare la presenza in questo luogo di un edificio antico fu V. Baltard nel 1837: i suoi disegni riportano quattro gradini e uno stilobate appoggiati su una fondazione di calcestruzzo. Sullo stilobate sono riportate cinque colonne scanalate, mentre alla distanza di quattro intercolumni rispetto alla fila suddetta in direzione della chiesa, si nota la presenza di una sesta colonna. Così il Canina, in base ai disegni del Baltard, attribuì per primo questi resti a una struttura templare. Egli sosteneva di essere in presenza di un tempio periptero esastilo con 11 colonne sui lati lunghi a pianta rettangolare. I cinque frammenti di colonna furono interpretati come colonne del lato di sinistra, mentre il sesto unico superstite dell’altra fila di colonne del lato lungo opposto, mentre la cella, ricostruita in maniera del tutto ipotetica, era divisa da un pronaos con due colonne tra le ante. Canina suggeriva così, con i pochi dati archeologici a disposizione, una planimetria squisitamente greca e proponeva l’identificazione dei resti con l’aedes Martis in Circo Flaminio costruita tra il 133 e il 132 a. C. da Brutus Callaecus, trionfatore della Lusitania, e realizzato da Hermodoros di Salamina, già architetto del tempio di Giove Statore nella porticus Metelli. Plinio nella sua Naturalis Historia ci descrive anche la statua di culto, un Marte colossale seduto accanto a una Venere simile a quella di Cnido, ma ancora più bella, opera forse di Skopas Minore attivo a Roma alla fine del II secolo a.C.
Presso l’ingresso di questo edificio erano scolpiti i versi che il poeta Accio aveva dedicato al Callaico.
Nel 1873 V. Vespignani ritornò sul tema in seguito ai ritrovamenti avvenuti per la costruzione di una fogna in via degli Specchi. Secondo questo architetto l’edificio templare risultava ruotato di 90 gradi rispetto alla proposta di Canina con la fronte del tempio, di conseguenza, in direzione sud-est, verso la testata del Circo Flaminio. In tale maniera le cinque colonne diventavano quelle frontali del tempio periptero esastilo picnostilo di ordine ionico con nove colonne sui lati lunghi e cella senza opistodomo. Una ricostruzione che s’ispirava di nuovo ad una tipologia greca, rifacendosi ai dettami di Vitruvio. Le colonne e la cella poggiavano su una base marmorea e al tempio si accedeva tramite quattro gradini in marmo che erano appoggiati su una fondazione di calcestruzzo.
Ciò che resta di questo edificio templare possiamo vederlo nelle cantine degli edifici che sono tra via degli Specchi e via di San Salvatore in Campo. In esse si possono vedere rocchi di colonne, due frammenti di fusto scanalati in situ, un fusto di colonna scanalata e due colonne. Purtroppo oggi non è più possibile vedere la sesta colonna di cui parlano gli archeologi-architetti del’800 che si trovava nell’angolo posteriore destro della chiesa di San Salvatore in Campo, così come parte della gradinata e della fondazione in calcestruzzo, perché tutto questo è stato ricoperto dal rialzamento del pavimento a causa dei lavori di ristrutturazione del locale. Anche la Forma Urbis marmorea ci fa vedere il tempio periptero di cui parlo.
I Romani festeggiavano i ludi Martiales Circense il 12 maggio.

Mentre racconto al mio amico la storia di questa parte della città e mentre faccio le foto, che è un’altra mia grande passione, giungiamo in via dei Giubbonari  e allora gli propongo di andare a fotografare Filetti di Baccalà. Walter, mentre gli faccio questa proposta mi guarda dritto negli occhi e mi dice: “Perché non mangiamo lì invece che al pub dove abbiamo prenotato?” Ovviamente accetto di buon cuore!
Questa vecchia hosteria si trova incastrata in una piazzetta chiamata Largo dei Librari, i tavoli sono rustici e spartani con tovaglie esclusivamente di carta. Il suo menù accoglie solo prodotti della tradizione gastronomica locale: puntarelle alla romana, pane con burro e alici, fagioli all’olio e zucchine fritte, ma a far da padrone è il filetto di baccalà fritto, che accompagnata con un bicchiere di vino bianco e fresco rallegra la gola. Quando arriviamo qui, verso le nove di sera, tutto si lega alla perfezione: la chiesa, il baccalà, il vino e una piacevole chiacchierata. Largo dei Librari, su via dei Giubbonari, è il posto che fa per noi. È uno spicchio perfetto, sembra il palcoscenico di un teatro, con la chiesetta di Santa Barbara incastrata come una gemma tra le case sul fondo. È Roma in miniatura, un concentrato di calma e confusione, di geometria e disordine vitale.

 

Se volete visitare questo angolo di città contattatemi via e-mail:levisitedicarla@gmail.com

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