Tra Firenze, L’Aquila e Ferrara

Tra Firenze, Ferrara e L’Aquila

Oggi io e Gerry siamo saliti in centro per andare a fare una passeggiata, durante il percorso abbiamo deciso di parcheggiare la nostra mitica Guendalina in piazza Palazzo ma appena scesi dalla sella della nostra bici elettrica il mio cagnolino improvvisamente si è messo ad abbaiare contro…la torre civica. Io ovviamente ho subito capito cosa voleva, mi stava chiedendo di raccontargli la storia di questo monumento, così ci siamo seduti su una delle panchine della piazza e ho incominciato parlare: “Caro Gerry devi sapere che questa torre esisteva già prima dell’ampliamento della città avvenuto nel 1254 e nel 1310 il capitano Francesco di Crescenzo la volle alta più di 52 metri mentre oggi, invece, è poco più della metà, circa 27 metri. Devi sapere che la nostra città sorge su un territorio dove fanno molti terremoti tremendi che nel corso della storia l’hanno distrutta diverse volte ma noi aquilani l’abbiamo sempre ricostruita apportandovi delle modifiche per renderla più sicura e siamo stati costretti a abbattere o modificare alcuni monumenti, come questo. All’inizio la torre si trovava davanti al palazzo del capitano di giustizia che attualmente è il palazzo del municipio ed era isolata. Nel 1374, un altro capitano Tommaso degli Albizi vi fece inserire un orologio pubblico, il primo del regno di Napoli e il terzo in Italia dopo quelli di Palazzo Vecchio a Firenze e della torre Marchesana a Ferrara. Per costruirlo, gli aquilani spesero, pensa tu, più di mille e trecento fiorini, mentre quello che ora vediamo è della fine dell’800. All’epoca i suoi rintocchi servivano, oltre che per indicare lo scorrere del tempo anche per annunciare la chiusura delle porte cittadine e delle taverne e per avvisare dell’inizio del coprifuoco, cioè l’ora in cui i cittadini non forniti di una fiaccola o di un lume dovevano rientrare a casa. La torre civica, come puoi vedere, è a pianta quadrangolare e fu incorporata al palazzo solo a partire dal 1573 e dell’epoca medievale conserva i tre ripiani e mezzo nei quali è suddivisa da cornici marciapiano costruiti con conci lapidei di calcare locale.

Sulla facciata principale, quella che stiamo ammirando in questo momento, ossia quella rivolta verso piazza Palazzo, vediamo murate quattro placche che sono: la grande lapide dedicata a Giuseppe Garibaldi, messa lì nel 1901, il più antico stemma cittadino che è costituito da uno scudo gotico contenente un’aquila sveva scalpellata in pietra ad ali spiegate e risalente alla fine del XIII secolo, lo stemma di un capitano spagnolo e, infine, quello di Carlo V re di Napoli e di Spagna. Invece sulla parete della torre che guarda il palazzetto dei Nobili, attualmente coperta dall’impalcatura del cantiere di restauro, sotto la penultima cornice marciapiano è murata una figura di una donna, scolpita in pietra, avente un giglio nella mano destra, di sconosciuta provenienza. Rappresenta lo stemma di Cascia e potrebbe quindi riferirsi al capitano Leone di Ciccio da Cascia che ultimò la costruzione delle mura cittadine.

Se guardi in alto, c’è un terrazzino che fu realizzato nel 1837 con una campana che non è quella trecentesca, eh no mio caro Gerry, le campane di questa torre hanno avuto una storia molto triste: sono state tutte fuse. Nel trecento la torre aveva una grande campana chiamata il campanone che secondo uno dei più importanti storici locali, il Cirillo, non aveva uguali in Italia e pesava ben 22.000 libbre; si dice che il suo suono poteva essere udito fino a 18 miglia di distanza ed era cosi forte perché in caso di pericolo poteva richiamare gli abitanti dei castelli limitrofi. Sappiamo che c’erano altre quattro campane: la campana della giustizia o della Sentenza che suonava quando c’erano le condanne a morte, la campana dell’orologio, la Reatinella che era una piccola campana rubata dai Reatini nel 1313 e recuperata dagli Aquilani sette anni dopo, e la Frascarola trafugata dagli Aquilani ai Reatini nel 1376. Queste campane, tranne quella dell’orologio, furono prese dagli spagnoli nel XVI° dopo la ribellione degli aquilani e fuse per costruire le artiglierie del Castello eretto “ad reprimendam audaciam aquilanorum”.

All’interno della torre c’è una cappella dedicata alla Madonna degli Angeli dove i condannati trovavano conforto prima di scontare la pena e che custodiva fino alla notte del 6 aprile 2009 la Bolla di Celestino V. Ora, Gerry, sai tutta la storia di questo bel monumento”.

Cari amici ci vediamo la prossima settimana con una nuova storia…

 

 

 

     

 

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